mercoledì 17 ottobre 2012

La nostra Africa - di Michelangelo Bartolo







Cronache di viaggio di un medico euroafricano


         
        “…Enormi baraccopoli sembravano galleggiare nel fango. Lungo la strada molti bambini giocavano e si rincorrevano in grandi pozzanghere usate a mo’ di piscina. Li guardavo attonito: si schizzavano l’un l’altro, scherzavano, urlavano divertiti. Le strade, a tratti dissestate, accoglievano un traffico disordinato, talvolta paralizzante. A ogni semaforo, frotte di bambini chiedevano l’elemosina. Una macchina con un bianco a bordo non passava inosservata e tante mani bussavano e si appoggiavano ai finestrini del fuoristrada. L’impronta delle piccole mani rimaneva impressa sul finestrino per qualche secondo, poi nuove lacrime di pioggia percorrevano velocemente il segno delle cinque dita e facevano scomparire l’immagine in breve tempo.…” 


  Inizia più o meno così il romanzo di Michelangelo Bartolo. E più che un romanzo, mi piacerebbe definire “La nostra Africa” un urlo gioioso di speranza. La conferma che nulla sia perduto quando la sapienza degli uomini si pone al servizio degli ultimi. Tende loro la mano e riceve in cambio un sorriso. “La nostra Africa” è il racconto di una scintilla che propaga il fuoco dell’amore. E non ho timore di scriverla questa parola, Amore, nel recensire un romanzo; questa parola, Amore, che spaventa gli uomini poveri di spirito. Questa parola, Amore, qui da noi così abusata, ne “La nostra Africa” ritrova il suo significato vero, universale: ama il prossimo tuo come te stesso! Perché in fondo è l’Amore l’unico sentimento che sorregge tutto il romanzo. E non vi è nulla di clericale in tutto ciò. Se si decide di partire per il Mozambico, "uno dei Paesi più poveri del nostro pianeta. Dilaniato da una guerra civile durata sedici anni", e restarci tutto il tempo che occorra per avviare un nuovo programma di cura e prevenzione dell’Aids, lasciando a casa moglie e figli, non vi è che l’Amore a spingerci fin laggiù. Null’altro che l’Amore.

   
   Ci sono romanzi che ci scuotono, che mettono a nudo le nostre pigrizie, le nostre piccole miserie, i nostri egoismi. “La nostra Africa” riesce in questa impresa e ci scaglia lontano, laddove la sofferenza è vera e la morte dei bambini per Aids è una presenza quotidiana che non lascia scampo. E Michelangelo laggiù ha combattuto la sua guerra contro la burocrazia per sdoganare un container di materiale sanitario, in arrivo dall’Italia; ha combattuto contro la penuria di mezzi, contro la scarsità di cibo, acqua e medicinali, e contro lo scoglio linguistico del suo portoghese smozzicato. Ha cercato collaboratori tra la popolazione locale e li ha formati. Ha incontrato ambasciatori italiani preoccupati. Ha firmato accordi con i Ministri della Salute del Mozambico e della Tanzania al fine di ottenere autorizzazioni e fondi per metter su gli ambulatori. I fondi che non bastano mai. E fa rabbrividire ascoltare, oggi, dello spreco di denaro pubblico perpetrato dai vari gruppi politici che siedono nei nostri Consigli regionali.

  Avevo già letto “La nostra Africa” prima che fosse pubblicato, in quanto finalista al Torneo "Io scrittore 2011" indetto dal Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, ed era stato il mio voto più alto. E non a caso, quando poi è stato pubblicato in ebook, ha scalato le classifiche senza difficoltà: era una testimonianza di vita vissuta con coraggio e passione che meritava di essere raccontata e premiata.
 Oggi l’ho riletto con piacere e con piacere ho rivissuto le avventure di un medico euro-africano, come ama definirsi Michelangelo Bartolo, medico angiologo, partito da Roma per Maputo, e lì fermatosi per avviare il programma sanitario DREAM, (Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition) della Comunità di Sant’Egidio.

   DREAM che in inglese vuol dire, sogno, grazie a Michelangelo Bartolo e ai suoi collaboratori oggi è una realtà che ha già curato 180.000 persone di cui 28.000 minori di 15 anni; 17.200 bambini nati sani da madre HIV positiva; 1.100.000 persone che, in vari modi, hanno usufruito del programma e ha effettuato un milione e 400 mila visite mediche. Il programma DREAM oggi è diffuso in Mozambico, Malawi, Tanzania, Kenia, Repubblica di Guinea, Guinea Bissau, Camerun, Congo RDC, Angola e Nigeria. Da quando è stato avviato sono stati attivati 33 Centri DREAM; 20 laboratori di biologia molecolare; 6 centri di telecardiologia; 18 corsi di formazione per 5700 professionisti africani.  E i fautori del progetto non hanno intenzione di fermarsi.

  Nella prefazione del romanzo, Roberto Gervaso definisce Michelangelo Bartolo il nuovo dottor Schweitzer, e non esagera. Feci anch’io lo stesso accostamento quando lessi il romanzo, durante le fasi del Torneo. Mi venne in mente il dottor Schweitzer, appunto, mentre curava i lebbrosi a Lambaréné e mi venne in mente Dominique Lapierre de “La Citta della Gioia.” Ed è la gioia che traspare in molte pagine del romanzo. La gioia di far nascere bambini sani da madri HIV positiva; la gioia di rivedere, dopo alcuni mesi, correre sorridente un ragazzo trasportato in ambulatorio, in fin di vita, su una carriola; la gioia di ascoltare le parole di ringraziamento di Albert che rivolgendosi a Michelangelo Bartolo con voce tremolante dice: “il mio nipotino non cresceva, era magrissimo, aveva sempre la febbre, non riusciva a ingoiare più niente. Mia figlia era morta e attendevo che anche lui morisse” Fa una lunga pausa, riprende fiato e aggiunge: “Dopo pochi mesi di cura, di cura costante, ha iniziato lentamente a migliorare. Io non ci credevo, non era possibile. Ora è cresciuto, sta bene, è risorto, guardatelo!” E fa cenno al nipotino di alzarsi in piedi e mettersi nel centro della stanza. “Non è un bellissimo bambino? L’ho iscritto a scuola e ha un futuro come gli altri bambini. E anch’io, ho trovato un motivo per continuare a vivere. Grazie a tutti quelli che ci portano le cure”.
   
    Si sente l’Africa pulsare in queste pagine, si sente la fatica degli uomini che tentano di alleviare il dolore altrui, si sente l’impegno profuso e soprattutto si sente la determinazione a portare avanti la lotta contro l’AIDS nel continente africano, nonostante tutto.

Michelangelo Bartolo devolve i diritti d’autore del libro al programma DREAM, se potete acquistatene una copia, contribuirete a una giusta causa. 
Anche questo, in fondo, è un gesto d’Amore.

Giuseppe Marotta  


La nostra Africa. Cronache di viaggio di un medico euroafricano -  di Michelangelo Bartolo -

Gangemi editore 297 pag  €. 25,00  

per acquistarlo: 

http://www.ibs.it/code/9788849223897/bartolo-michelangelo/nostra-africa-cronache-di.html

 GUARDA IL VIDEO : 

http://www.adnkronos.com/IGN/Mediacenter/Video_News/Il-medico-euroafricano-Michelangelo-Bartolo-racconta-la-sua-Africa-in-un-e-book_313162062417.html

VIDEO 2


2 commenti:

  1. Le tue recensioni sono sempre dense e speciali. Un bel libro...una bella storia...una bella persona. Un esempio per tutti i Fioriti del mondo.

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  2. Grazie Carlo, Michelangelo merita davvero tutto il nostro sostegno.
    Giuseppe

    p.s. anche le tue recensioni non scherzano!
    http://unosputodicielo.blogspot.it/2012/10/il-tempo-tagliato-di-silvia-longo.html

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